Agnello in tavola a Pasqua: è una tradizione ancora attuale?

Sempre meno sentita, la tradizione dell’agnello in tavola nel giorno di Pasqua. Non solo gli animalisti ma, giustamente, tutte le persone di buon cuore non se la sentono di addentare la tenera e deliziosa carne d’agnello nel giorno di festa. Ed hanno ragione. Ma la tradizione dell’agnello in tavola è antica e ha profonde radici nella storia. L’agnello in tavola è senz’altro il simbolo per eccellenza della Pasqua, non solo cristiana, ma anche ebraica. Come noto, infatti, la ricorrenza era celebrata anche nel mondo ebraico, ben prima della Crocifissione di Gesù.

La festa più antica

E’ dunque la più antica delle feste della cristianità, ma occupava un posto centrale anche in precedenza. Ancora oggi gli stessi ebrei la celebrano per ricordare l’esodo del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè, che dettò la scelta degli alimenti e la loro preparazione per potersi alimentare durante il lungo cammino: l’agnello maschio (d’età inferiore all’anno) arrostito, il pane senza lievito e le erbe amare.

L’agnello in tavola è un simbolo

Per i cristiani, invece a Pasqua si festeggia la Resurrezione di Cristo tre giorni dopo la morte per crocifissione, e vengono conservati come simboli l’agnello e il pane, aggiungendovi il lievito nella farina, ma rinunciando alle erbe. Le due tradizioni coincidono nel ricordo dell’ultima cena. Infatti era la cena pasquale ebraica quella durante la quale, desinando con i dodici apostoli, Gesù preannunciò il tradimento di Giuda e istituì l’Eucarestia.